Vediamo in questo articolo cos’è l’indice DESI e la situazione del nostro paese relativa all’indice DESI 2021.

L’indice dell’economia e della società digitale: Cos’è

L’indice dell’economia e della società digitale svolge due compiti principali. Monitorare le prestazioni digitali complessive e tenere traccia dei progressi nella competitività digitale individuale di ciascun paese dell’UE. Si tratta di un indice composito che fornisce informazioni sullo stato della digitalizzazione dei paesi membri. Si sviluppa sulla base di dati aggregati che creano inevitabili confronti tra stati che di fatto diventano classifiche.

In realtà, l’obiettivo principale è aiutare ogni stato europeo a identificare le aree più carenti che richiedono azioni e investimenti prioritari. In questo senso, si rivolge principalmente a governi,  amministrazioni regionali e municipali, dipendenti pubblici e responsabili politici ma è rivolto anche  a legislatori, aziende ed organizzazioni in quanto offre informazioni su tendenze del mercato del lavoro nazionale ed estero. Inoltre, è nell’interesse dei cittadini  così da poter migliorare le competenze e usufruire dei servizi digitali pubblici e privati.

L’indice DESI 2021 e LA SITUAZIONE DEL NOSTRO PAESE

Indice DESI 2021: la posizione dell’Italia. Fonte: Unione Europea

Un digital economy and society index 2021 rinnovato, in grado di fornire tutte le informazioni che impattano sulla trasformazione digitale dell’UE e con nuovi indicatori relativi a TIC per la sostenibilità e l’ambiente, la diffusione dei servizi Gigabit, la percentuale delle aziende che offrono formazione in ambito TIC e quelle che utilizzano la fatturazione elettronica.

In questo nuovo contesto, l’Italia occupa la 20esima posizione rispetto ai 27 attuali stati membri con un punteggio di 45,5 (la media europea è 50,7). Il nostro paese quindi, aumenta di posizioni sia rispetto a quanto annunciato nel DESI 2020 (in cui occupava la 25esima su 28 paesi membri) sia rispetto agli anni precedenti.

In termini di connettività, ottiene un punteggio di 42,4 e nonostante il tasso di preparazione relativamente alto in ambito 5G (60%), che conferma il dato dell’anno precedente dove il nostro paese con Finlandia, Germania e Ungheria era tra i più paesi avanzati in termini di disponibilità al 5G, solo l’8% delle aree abitate è coperta dal 5G, una cifra inferiore alla media europea del 14%.

Il divario di competenze nel nostro paese rimane e riceve un’ulteriore conferma

Solo il 42% delle persone di età compresa tra i 16 e 74 hanno quantomeno competenze digitali di base, rispetto alla media europea del 56%. In merito alle conoscenze digitali invece, solo il 22% ha conoscenze superiori a quelli di base contro il 31% della media europea. Mentre solo l’1,3% dei laureati italiani sceglie le TIC.

Nei servizi pubblici digitali siamo al 18esimo posto. Gli italiani che utilizzano i servizi di amministrazione online sono il 36% quindi al di sotto della media che corrisponde al 64%.

L’Italia  ottiene un punteggio migliore  rispetto l’UE per quanto riguarda l’offerta di servizi pubblici digitali per le imprese e gli open data, ma risulta invece al di sotto della media Europea per l’offerta di servizi pubblici digitali ai cittadini e la disponibilità di moduli precompilati.

Le imprese italiane fanno registrare risultati migliori nell’uso della fatturazione elettronica con il 95% e aumenta anche l’utilizzo del cloud con il 38%. e il 18 % delle imprese italiane su una media del 25%). L’uso di big data e di intelligenza artificiale è basso (rispettivamente il 9% delle imprese italiane rispetto al 14% di media e il 18 % delle imprese italiane su una media del 25%). Sotto la media anche il commercio elettronico e l’uso delle tecnologie per la sostenibilità ambientale.